scuse pubbliche del poeta triste

ora invio prostrato in ginocchio

 

è diletto giocar con le rime

rimeggiare per puro diletto

 

così gioco rimane e non vita

passatempo “webristico” e stop

 

mia gentile signora Francesca

(e dai dillo che eterno è l’amore

 

e sì non pentirti poi mai)

io Le scrivo non senza imbarazzo

 

mi perdoni se a Lei mi rivolgo

il Suo studio mi ha già diffidato

 

Lei mi ha tolto amicizia e contatto

io domando formale perdono

 

che ho già pianto e sofferto per questo

e due volte mi appare e mi sfugge

 

ahimè ch’ebbi notizia improvvisa

da Sua amica di cui mi fidavo

 

che Lei fosse la stessa persona

che già un tempo su Skype mi cercò

 

e mi scusi mi manca memoria

solo un vago ricordo rimane

 

quella chat è purtroppo perduta

da quel dì che il computer si ruppe

 

io ricordo che allora cercai

qualche modo di avere notizia

 

fu tragedia per me restar solo

e tentai di scoprire il Suo nome

 

anzi no perché beh me lo disse

di mia figlia era quello quel nome

 

dunque piansi e ripiansi commosso

ora rido ma sì son contento

 

ahi sapere che adesso è felice

e che pubblica versi e sonetti

 

e più ancora è felice che vola

più felice e felice alle nozze

 

giunga dunque a Lei lieto il mio augurio

di fecondo e perpetuo connubio

 

quanto a me sarà bene a quest’ora

non far altro che zitto tacere

 

perciò è giusto ne sono contento

Lei su facebook mi ha già liquidato

 

lieti lieti cantiamo qui insieme

amor è sempre evviva gli sposi