Ah se ci fosse il buono incantatore
e non dei giorni nostri il malumore.

Quanto all'ingegno questo sia ben chiaro
è tutto a tutti tranne a chi ne è avaro.

(Ma mi confonde questo trapassare
di distico in terzina a lungo andare.)

Ah prendermi per mano è quel che devi
e procedere lenti lievi lievi.

Quasi quasi ci faccio un’elegia
letum non omnia finit” Cinzia mia.

Che così non mi viene il mal di mare
e le tue rime Cinzia mi son care.

Io non ci credo quasi che siam soli
e cerco qualche rima che consoli.

Così non c'è pericolo che devia
la voce tua che il male nostro allevia.

Io remo con le mani e con fatica
e senza voce e il remo mi affatica.

Andiamo dunque insieme io e tu
di qua di là di su di giù di più.

Tu mia professoressa e io l’allievo
in questo postmoderno mediaevo.

In due c'è già fin troppa compagnia
labbra su labbra e qui ti sento mia.

Mi viene il freddo addosso se ci penso
che fare certe cose non ha senso.

Temo che mi si scambi per un altro
inibito pornografo peraltro.

E gioco un gioco che non è proibito
il mio gioco né sporco né pulito.

E se ti penso non penso alla fica
a me piace la vulva cara amica.

Clitoride e vagina stanno insieme
e questo di spiegarlo a me mi preme.

Che la poesia sia utile alla vita
ma se accade il contrario addio è finita.