Avvocato gentile, mi
difenda,
avvocata, La prego, non scherziamo,
non vorrei diventare Suo cliente:
a minorenni, io, non mi rivolgo.
Nulla ho fatto di grave in vita mia,
non sono Presidente del Consiglio.
Mica ci vado a certi compleanni.
Io non lo sono, amico di Letizia.
Non lo conosco, il padre di Noemi.
La prego, non mi dia filo da torcere:
con quella gente, beh, non c'entro niente.
Lei mi diffama se così mi interpreta:
mi toccherà rivolgermi a Ghedini?
E, di grazia, mi stia bene a sentire
per ora e non mi faccia stare in pena
che voglio parlar chiaro a chi mi interroga
e mi giudica e spesso mi condanna
dicendomi che faccio bambinate:
io dico "minorenne" per metafora.
Dico, in effetti, "minorenne" il "cuore".
Con i seicentonove quater, quinquies
e tutto intero il Codice Penale,
né il mio pene né io ci ha a che vedere,
che di pene ne abbiamo già abbastanza:
lui vecchio permaloso rompiballe,
io vecchio permaloso rompiballe.
La poesia parla a tutte e a tutti sempre
cercando, sì, di farlo in un sol colpo.
E questo me lo insegnano anche a scuola.
Solo che lì diventi mezzo scemo
a forza di sentire le nozioni
tipo l'arte "valore universale".
Queste etichette sono cretinate
e frasi fatte, senza contenuto,
ma servono a qualcosa, si capisce:
servono a far star buoni gli studenti
che imparano a memoria ritornelli
e stanno ipnotizzati sopra i banchi.
I migliori si ammorban poverini
a sentirsi trattare da cretini.
Così fanno filone, e fanno bene.
Ma certo un testo è un test per cui succede
che chi legge ci trova quel che vuole.
Così molti si sentono un Amleto
e molte mi diventano Giuliette
lì, sul balcone, pronte ad aspettare.
C’è quella che si sente un poco intrusa
e quella che ti scambia per Neruda.
A un’altra viene forte un’emozione
che si sente la pelle tutta d’oca.
Io soltanto ho taggato chi ha mostrato,
delle amiche o amici, qualche cura
(cliccando su “mi piace” o commentando)
di cose scritte qui su faccialibro.
Che Lei sia stata un'ospite attesissima
e tale lo sia ancora, questo è vero.
E vedo che vuol farmi ingelosire.
E sulla mia bacheca Lei mi scrive
parole che son scritte per un altro:
quattro bei versi tutti endecasillabi.
Questa sì che è un’orrenda confusione
che a me fa male, male per davvero,
a me onorato della Sua amicizia,
da me richiesta tanto tempo fa
e che mi lascia un po’ senza parole.
Se l’arte è amore, amore è quel che è.
Una cosa è la vita e l’altra è l’arte.
Io tengo la mia testa su per aria
e guardo in cielo e cerco la Sua chioma
come fossi Callimaco o Catullo.
È una vita, mia cara, che La immagino,
che mi penso Seleuco re di Siria
e mi sento un leone a lei vicino.
L’ho immaginata come la mia Musa
e mi son detto così fra me e me:
“L'ho immaginato, beh, Manu è stupenda
e non può avere che amica stupenda,
me lo sentivo, io, lo presentivo.
E rimo, è vero, non che io sia poeta,
ma per caso e per gioco, essendo fb
un vizio strano, un po’ troppo prosastico.
Per questo intreccio e incrocio le parole,
incrocio le parole per incanto
cercando la bellezza a me negata”.