Mi stai prendendo in giro? Ma chi cavolo
ti credi di essere? Ma chi pretendi
di essere? Vuoi farmi ridere? Pensi
che possa amare te? Che possa amare
te soltanto? Nessun altro? Tu sei
talmente megalomane, che sogni
e arzigogoli che al mondo esisti
tu, stop, nient’altro? Immagini e ti illudi
di essere il centro universale? Quasi
l’ombelico del mondo? Intorno al quale
debba ruotare ogni cosa? Magari
anch’io dovrei girarti intorno? Certo,
sì, certo. Te lo chiedo in confidenza,
ma tu mi vuoi un po’ di bene? Sei
capace, tu, di amare? Lo ripeto
così capisci. Ma tu? Tu, tu, tu
ci sei? Dove sei? Sei presente? Ascolti
quello che dico? Che ti sto dicendo
con molta, credimi, ma proprio tanta
calma? Stavo dicendo. Sto dicendo
che non esigo nulla. Lo sai. Io
non cerco l’impossibile. Lo vedi,
mica pretendo chissà cosa. Vuoi
bene a me? Ami me davvero? Santo
cielo, tu giura che è così. Dì solo
che mi ami. Dimmi questo. Per favore,
dillo di nuovo. Dillo ancora. Sì,
ho questa debolezza. Lo confesso
volentieri. Va bene. No, non piango,
te lo prometto. Non muto. Non posso
mutar te. Così va il mondo. Non smetto
di amarti. Ma che cosa posso farci
se sono fatta in questo modo? Forse
posso cambiare? Non lo so. Però
so che tu sai che io so che tu sei fatto
in un determinato modo. E io,
finora, sono come sono. Dico
questo a te. Solo a te. Sfacciata? Forse
sì. Comunque sia, scrivo. In ogni caso
non ti nascondo niente. Sia ben chiaro,
metto nero su bianco. Non importa
se poi non ti spedisco nulla. Dunque
no. Non mi pento. Ahimè. Di me medesima
non mi vergogno. Lo dichiaro, anzi. Amo
stare a sentire qualcuno che mi ama,
sentirmi amata. Sentirmelo dire
che mi ami, mi diverte. A me fa bene,
mi giova alla salute. No? Lo so
che poi te ne approfitti. Tu lo sai
che la parola amore mi sconvolge
e un po’ mi turba. Stare lì a sentirti
mi mette sotto sopra. Mi confondi
quando dici che mi ami. Me lo giuri,
me lo rigiuri. È vero. Tu spergiuri
qualche volta. Si vede molto bene
che sei sincero fino a un certo punto
perché non ce la fai, ti manca l’aria
e non vai oltre. Certo, me ne accorgo,
ma funziona lo stesso. Mi va bene
di amarti anch’io, di ricambiare allora,
perché tutto deve essere reciproco
fra noi. Ovvero occorre sia reciproca,
maschile e femminile, e viceversa,
questa cosa così bella, l’amore
o come vuoi chiamarlo. Io non lo so
bene. La penso un po’ all’antica. Certo,
ci godo. Mi eccita questa parola,
anche solo a sentirla. La parola
amore. Sussurrata, ripetuta,
dichiarata. Non stanca, non mi stanca
per niente. Quando la dici, divento
accomodante. Dolce. Premurosa
e tranquilla. Ti abbraccio. Soprattutto
mi sento disponibile. Ti voglio
in quel momento. Ed ecco, allora, tu
mi abbracci tutta quanta. Mi abbandono
a te. Perciò coraggio, amore. Amore,
ho bisogno di te. Voglio che tu
adesso... proprio adesso... in questo istante...
me lo dica che mi ami. Su, ti prego,
non farti mai pregare. Amore, sai,
non posso farne a meno. La parola
amore non è mica come un’altra
parola. Non è mica una parola
qualsiasi. Bada che è speciale. Guarda
che bisogna pensarci bene. Sappi
che non si deve mai buttarla lì,
tanto per dirla. Ci vuole coscienza
nel pensarla. Bisogna meditarla
come si deve. Valutare a lungo
e bene. Intere giornate. Esistenze
intere. Vite intere. Dai, rifletti
un attimino. Dedicami l’attimo
di un attimo del tempo. Che non è
una sciocchezza da buttare. Amore
è parola per me necessaria. Ah,
voglio sentirlo. Ancora un’altra volta
e poi un’altra. Poi ancora, mille
e una volta. Cento e cento volte,
poi cento e cento ancora. Cento e cento
aggiunte ad altre cento e cento. Cento
e cento. Sì. Così. Uhm. Fino a mille
e una. Poi, tranquillo, si rifà
tutto. Ricominciamo un’altra volta,
da capo. Dunque, ho detto, voglio amore
e nient’altro. Capisci? Voglio il tuo
amore. Poi amore. Ancora amore,
sempre più amore. Amore vero. Amore
eterno. Amore sempiterno. Amore
da padreterno. Amore casto. Amore
vivo. Amore vivissimo. Più vivo
ancora. Addirittura vivo più
che mai. Amore bello. Amore mio
e tuo. L’amore che non muore. Amore
dolce. Amore dolcissimo. Più dolce
del miele. Amore di zucchero e zucchero
e zucchero. Un amore di babà
con panna. Amore di torta. L’amore
di bignè. Riso d’amore. Confetti
d’amore. Sposi per amore. Amore
innamorato. Amore giusto. Amore
sacro e profano. Amore santo. Amore
sacrosanto. L’amore in chiesa. Amore
benedetto. L’amore sull’altare
e con il prete. Senza prete. Amore
d’un velo candidissimo. Con abito
bianco. Da sposa. Amore di montagna
e sulla spiaggia. Amore al lungomare
che più amore non si può. L’amore
che muove il sole e le altre stelle. Amore
classico. Amore romantico. Amore
antico, medievale, postmoderno,
televisivo. Amore non amore,
amore che non ama, non ricambia,
come te, che tradisci, maledetto
bastardo. Tu non mi ami. Lusinghiero
amore adulterato. Adulterino
amore. Ma tu guarda. Stai attento
perché non mi diverti proprio niente,
amico mio. Che cazzo stai facendo,
odioso maschio ozioso con le mani
in mano? Invece di starmi vicino,
a me, tu, mano nella mano. Dai,
su, alzati e cammina. Non star lì
senza far niente, imbambocciato. Forse
vuoi lasciarmi? Coraggio, avanti, libero
di farlo. Allora, beh, non farti scrupoli
di nessun genere. Però, sia chiaro,
niente più sesso. Niente seno. Cosa
credi? Il tuo pathos, te lo dico chiaro
e tondo, sentimi bene, è patetico
e patologico. Tu sei malato,
hai bisogno di cure, ma non posso
fare la terapeuta a vita gratis
per te che non guarisci, che neppure
ci pensi a stare meglio, bambolone
viziato, viziatissimo. No, basta,
non ce la faccio più. Non sono mica
una badante. Mica la tua mamma.
Pertanto dico fine a questa lettera
intitolata a te, che non la meriti,
Il narcisista (sì) di
professione.
Firmato: Stella (tua) di mezzodì.